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matteo

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March 07

IN MEMORIA DI UN VALOROSO PRETE MIO ZIO

Non sono bravo a scrivere e forse nemmeno a fare tante altre cose…

Ma vorrei regalare una parte di un dono che mi era stato fatto e che fino ad oggi non sapevo essere tanto prezioso. Sono una piccola parte di racconti di un soldato, un prete racchiusi dentro a un uomo speciale: mio Zio Don Enelio Franzoni.

"Il cappellano militare non può portare armi ma deve sempre tenere con sé il crocifisso come un missionario.

La prima vicenda che vi racconterò é del mio crocifisso.
L'avevo comprato in Piazza Galvani a Bologna; mi piaceva molto; era "modernissimo" con le braccia del Cristo parallele al tronco. L'altare da campo aveva la sua croce ma a me piaceva durante la Messa mettermi dinanzi quel crocifisso che tenevo sempre in tasca. Ma quando caddi prigioniero dei russi, non so come fu, non avevo il crocifisso con me.

L'avevo lasciato nelle retrovie e fu una fortuna perché i russi che mi catturarono, me l'avrebbero gettato chissà dove, assieme all'altarino da campo che mi fu pestato e distrutto in quell'occasione."

Il nemico era ben equipaggiato, armato e soprattutto abituato e coperto dal freddo. Fu catturato mentre retrocedeva alla ricerca di rinforzi ma i Russi che ben conoscevano la zona avevano accerchiato gli italiani.

Per correre più veloce lasciò tutti gli armamenti nella trincea in prima linea lui non sparò mai un colpo.

Questi racconti forti e avventurosi e li tramandava con semplicità durante i pranzi di Natale a noi suoi nipotini che il più delle volte eravamo anche indispettiti per il fatto che lui rubasse tutta la scena ...

Poi magicamente ci metteva così tanta umanità che in fondo volevamo sentire un’altra storia ancora…

Davvero non ho sparato nulla, ma vallo a raccontare in Russo quando l’unica lingua che conosco è il latino e il dialetto Bolognese e soprattutto prova tu a spiegarti con un mitra piantato in mezzo alla fronte… quando a un certo punto un russo vede una pentola italiana con sotto il fuoco acceso la scoperchia e scopre che gli spaghetti erano cotti da quel momento si sono placati hanno mangiato tutti i nostri spaghetti con grande appetito e dopo ci hanno risparmiato facendoci prigionieri."

Certo non saranno stati buoni come i tortellini che ho nel piatto oggi ma sono stati buoni per averci salvato la vita…

Forse questa storia devo mandarla anche alla Barilla…

fatto sta che anche grazie al cibo italiano si salvò

Finita la guerra e tornato dalla prigionia il 24 agosto 1946 (a casa), avevo messo il cuore in pace e più manco pensavo al crocifisso, quando mi giunge un messaggio che mi informa che se voglio recuperare il crocifisso debbo andare a Camerino, nelle Marche, dove un mio soldato dell'Ospedale da Campo lo custodisce gelosamente, pensandomi morto in Russia

 

Sono un uomo e come tanti uomini dell’epoca ero partito con l’ideale di vittoria e l’equipaggiamento estivo perché a sentire Mussolini noi dovevamo essere impiegati per la parata vittoriosa dell’entrata a Mosca…

poi si rivolge a mio nonno suo fratello minore quasi laureato (per quei tempi era tanto) e gli dice: "Mussolini conosceva la storia Francese solo fino alla rivoluzione non aveva avuto il tempo di studiarla fino a Napoleone"

e nel frattempo il pranzo di Natale andava avanti con il lesso e la salsa verde.

"l’uomo ha insito in se il peccato, mentre dicevo messa alzando il calice con le mani sporche di sangue dei feriti e dei caduti capivo che il vero ideale da seguire era il donarsi agli altri, l’unico modo per potermi donare era quello di consolare e curare come si poteva i feriti"

Prima di cadere in prigionia arrivammo nei pressi di una stalla "Dateci almeno quel vitello" dico io. Ma non c’è verso I Russi non cedono ma il bello é questo, che anche i soldati finiscono per difendere i russi ... "é povera gente e poi é roba loro; i marchi con cui li paghiamo, a loro servono relativamente".
Ho lo strano ricordo che fui io ad insistere fino ad ottenere il vitello; ma l'atteggiamento dei miei soldati non l'ho mai dimenticato; ai miei argomenti: abbiamo feriti, malati che dobbiamo pur sostenere ... la guerra ha purtroppo le sue dure esigenze ... essi non avevano argomenti da contrapporre: pensavano però alle loro stalle ... non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te ... Erano i soldati che, senza citare capitolo o versetto, insegnavano il Vangelo al cappellano.

Ecco caro Matteo come si può sposare un prete con la professione di cappellano militare….con l’umana compassione dell’uomo verso l’altro uomo

In prigionia non pensi più a nulla sei quasi nudo, mal nutrito (molto al di sotto della sopravvivenza un’acqua calda ogni giorno e ogni 2 una lisca di pesce dentro all’acqua.) e malato di Tifo le speranze di poter tornare a casa sono poche e a casa meno ci pensi meno soffri per non pensare a casa non pregavo nemmeno più…poi a un certo punto mi si è avvicinato un soldato chiedendo di dire un’Ave Maria con lui per l’ultima volta e mi ha ridato il coraggio di andare avanti e di riappropriarmi dell’unica arma non ancora confiscata dal nemico il vero ideale : quello dell’amore vero il prossimo con la fede in Dio.

 

E proprio mentre pronunciava queste amare parole arrivano i contorni Natalizi patate al forno e verdure di ogni genere poi diamo uno sguardo fuori dalla finestra non nevica però fa freddo

 

Ho 90 anni perché mi sono conservato bene con le pezze ai piedi il reparto Pasubio ha raggiunto gli 11 sotto zero…

A proposito sai quale è il compito di un cappellano militare?

Saper intravedere nelle divise differenti dalle proprie gli uomini:

I russi che mi fecero prigioniero e hanno divorato la pasta italiana hanno mangiato perchè erano affamati quanto me…. erano uomini come me.

 

La mamma porta il sorbetto per staccare un pò e il papà ha aperto un vino rosso riserva 2000.

Il vino per la messa quello non mancava i soldati italiani ricevevano un chicco d’uva alla settimana e lo offrivano volentieri da spremere dentro a un calice di fortuna, anche i paramenti sacri non venivano meno i soldati si erano strappati parte delle divise e come abili sarti hanno cucito assieme una bellissima veste. La veste è davvero bella è stata anche ricamata con le mostrine militari.

La veste esiste ancora oggi.

È arrivato il dolce i panettoni e pandori…

Anche lo zio Don Enelio si sente pieno ma ci racconta ancora un aneddoto

La morte l'ho vista la prima volta in Russia sul volto di un fante ventenne.

Non volli metterlo sul nudo pavimento ma lo adagiai su uno sdraio nella stanza appartata dell'Ospedale che anche i Russi avevano usata prima di noi per i morti. Era dicembre e il freddo si era fatto crudele. La mano senza guanto mi -si "scottò" quando la posi sulla maniglia. Là sullo sdraio il mio fante sembrava dormisse;

Cosa non pagherei per incontrare oggi i soldati russi che via si sono susseguiti a farci la guardia nella nostra prigionia! Magari qualcuno ha scritto le sue memorie; che idea si saranno fatta di noi?! chissà dove sono quelli che ci scortarono nel novembre ‘43 da Oranki, campo 74, a Sussdal, campo 160.

Ricordo benissimo uno disteso sulla strada: chissà in quanti lo avevano pestato; quando gli arrivai vicino d’istinto mi chinai per baciarlo... "questo bacio te lo dà tua madre".
Ma ricordo un’altra cosa: che taceste anche voi, soldati della nostra scorta. "Davai davai bistrà" era il vostro grido: ma in quel momento smetteste di gridare.

Non so perché sarà stata la disperazione

ma ci mettemmo a cantare Mamma son tanto felice - perché ritorno da te - la mia canzone ti dice - che é il più bel giorno per me..."

Mamma per voi é "mama"! e la mamma è la mamma per tutti gli uomini e anche voi, soldati della nostra scorta.

Ho perso uno stivale durante la marcia ma bisognava andare aventi , quando un russo tornò indietro prese il mio stivale e me lo ridiede…ho il grande rimorso non aver mai ringraziato quel nemico che ha rischiato la vita per me insegnandomi ancora una volta il vangelo ama il tuo nemico.

Spasima grazie

Spassiba grazie sono io che lo dico a te caro zio che tanto mi hai insegnato.

Anche nei tuoi ultimi momenti di vita quando io e mia moglie siamo venuti a trovarti tu hai pregato per noi non preoccupandoti affatto che stavi per morire.

Monsignor Enelio Franzoni, è stato cappellano militare durante la campagna di Russia. Nella tragica ritirata del gennaio 1943 monsignor Enelio era rimasto il solo a occuparsi dei feriti gravi e intrasportabili di un ospedale da campo.
Non ha abbandonato un solo momento gli sventurati fino a quando sono arrivati i soldati russi che lo hanno fatto prigioniero.
Internato in un campo della Russia centrale ha dovuto sopportare inaudite angherie, umiliazioni e sofferenze al pari di tutti gli altri prigionieri italiani. Ha visto morire centinaia e centinaia di nostri connazionali. Benché i russi gli avessero concesso la liberazione ancor prima della fine della guerra, monsignor Franzoni volle rimanere in prigionia fino a quando anche l'ultimo soldato recluso fu rimpatriato: era l'agosto 1946, quindici mesi dopo la pace.
Per il suo straordinario impegno di solidarietà, a monsignor Franzoni è stata conferita la Medaglia d'Oro al valor militare "Sono l'unico insignito che non ha mai imbracciato un'arma, ha detto monsignor Franzoni".
Il nostro concittadino ha scritto un diario sulla sua partecipazione alla campagna di Russia e la successiva prigionia nei gulag, pubblicato nel 1977 sul bollettino parrocchiale di Bologna.
Per gentile concessione lo riportiamo a puntate su La Vous.

Oggi 5 marzo 2007 ha raggiunto i suoi commilitoni

February 02

un po di pace e serenità

un pò di pace e serenità è quello che auguro atutti voi
 
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